Ieri un mio amico mi ha chiesto di spiegargli cosa succede quando decido di scrivere una storia, sia essa per il teatro, o per qualsiasi altro medium.
Ho tentato allora di sfatare il mito romantico (che tanti danni ha causato e continua imperterrito a procurare) dello scrittore come “genio e sregolatezza”. Ho provato a mostrargli come la creatività non sia assoluto arbitrio, o incarnazione di una fantomatica ispirazione, ma che esistono delle regole, all’interno delle quali muoversi. Il paradosso della scrittura è appunto questo: essere liberamente costretti.
Di fronte allo sguardo attonito del mio amico, che invocava un esempio, non ho trovato di meglio che usare il jazz.
Ascoltare jazz è situarsi alla sorgente della creatività. E’ assistere al momento creativo all’interno di regole (le regole dell’armonia), come se le regole le inventassi in quel momento (l’improvvisazione). E’ la libertà attraverso regole… essere liberamente costretti. L’improvvisazione jazzistica è vedere l’arte nel momento che sgorga e zampilla, tramite un libero gioco senza scopo alcuno che il giocare stesso, giocare a vivere. E’ assonanza, senso inaspettato di armonie. Il tutto solo nel momento che accade.
“Caro amico, per capire come nascono le storie” ho concluso “ti consiglio di andare ad ascoltare del jazz… ma dal vivo però, perché è li che passività dell’emozione e attività della tecnica, ascolto e produzione si mostrano per quello che sono: due facce dello stesso fenomeno… la vita!“
Non so perché, ma da quel momento il mio amico non mi risponde più al telefono e quando lo vado a trovare si fa negare!
Come dargli torto?
5 commenti
pino · 6 Giugno 2010 alle 11:21
La passione per il teatro comporta che vi ci si dedichi: e ciò è una libera costrizione perchè è lo sfogo (nei canoni propri) di ciò che si sente e del messaggio che si vuol dare agli altri.
Insomma è una comunicazione del proprio Io che si gratifica proprio perchè si estrinseca.
Dr. Mori · 16 Maggio 2010 alle 22:47
So benissimo che questo mio intervento non è di nessun valore culturale, ma siccome sono all’aeroporto di Dubai e devo aspettare 3h per un volo su Shanghai mi sto proprio rompendo i santissimi.
Quindi spendo 5 preziosi minuti per rendervi partecipi del nulla!!! :-)
Saluti e Baci dal deserto!!
Mauro
Giorgio · 16 Maggio 2010 alle 00:37
allora se dobbiamo essere precisi, vi linko la scena progenitrice della frase tratta dal monologo teatrale Novecento
Ascoltatelo tutto!
Stefano Stopponi · 14 Maggio 2010 alle 07:48
E’ proprio vero Giorgio. Per la cronaca è bene fare un po’ di citazioni.
La frase:
“Quando non sai cos’è, allora è Jazz.”
“Novecento, uno monologo” ALessandro Baricco – Feltrinelli 1994.
Il contributo filmato è tratto da:
“La leggenda del pianista sull’oceano”
Regia di GIuseppe Tornatore, Ita/Usa – 1998
Buon Teatro con Papaveri e Papere
Giorgio · 13 Maggio 2010 alle 22:40
Beh che dire, quando non sai come si chiama allora è Jazz.
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